Il Bene e il Male come Sentieri dell'Anima
Un saggio sulla dualità tra il bene e il male come forze pedagogiche della coscienza, alla luce della filosofia, delle tradizioni religiose e dell'esperienza spirituale.
La dualità primordiale
Esiste un'immagine antica, presente sotto molteplici veli in quasi tutte le tradizioni spirituali del mondo, che rappresenta l'esistenza come un campo tessuto da due forze opposte e complementari. Gli antichi persiani parlavano di Ahura Mazda e Angra Mainyu; gli ebrei, del Yetzer Hatov e del Yetzer Hara, le inclinazioni verso il bene e verso il male che abitano ogni cuore umano; i greci, del logos e del caos primordiale. In tutte queste narrazioni qualcosa si ripete: l'anima non nasce compiuta, ma si costituisce esattamente nell'attrito tra queste due polarità.
Non si tratta, è bene dirlo da subito, di affermare che il male sia necessario come un bene camuffato, né di relativizzare la sofferenza che esso provoca. Si tratta, piuttosto, di riconoscere che l'esperienza umana — e, per chi crede, anche l'esperienza dell'anima nel suo cammino più ampio — sembra richiedere il contrasto fra luce e ombra affinché la coscienza si desti a se stessa. Un mondo senza scelta possibile tra sentieri distinti non sarebbe un mondo morale; sarebbe soltanto un meccanismo.
Il libero arbitrio come fondamento etico
La filosofia occidentale, da Socrate a Kant, ha insistito su un'idea che le tradizioni religiose sostengono anch'esse con altre parole: il valore morale di un atto dipende dalla libertà di chi lo compie. Se il bene fosse l'unica possibilità concessa alla creatura, esso cesserebbe di essere virtù e diventerebbe mero ingranaggio. È precisamente perché il male è una possibilità reale, sempre a portata di mano, che il bene scelto acquista dignità. Il libero arbitrio, dunque, non è un accidente scomodo nella creazione; è la stessa condizione di esistenza di un'etica.
Lo spiritismo, nella sua dottrina sulla pluralità delle esistenze, offre una lettura interessante di questo problema: l'anima progredisce non per decreto esterno, ma attraverso l'esercizio reiterato della volontà orientata al bene, per mezzo di successive prove ed esperienze. La tradizione cristiana parla invece di grazia e libera cooperazione; quella cabalistica, di tikun, la riparazione che ogni anima compie su di sé e sul mondo. Per vie distinte, tutte queste visioni convergono su un punto comune: la libertà di errare è il prezzo — e anche la gloria — della capacità di amare veramente.
Il male come ombra pedagogica
Sarebbe imprudente, e persino crudele, affermare che ogni dolore abbia una funzione chiara e visibile, come se potessimo spiegare razionalmente ogni tragedia umana. Il mistero della sofferenza — la questione che la teologia chiama teodicea — resta, in gran parte, insondabile, e il Frater Eisenheim non intende qui offrire risposte facili laddove i maggiori pensatori dell'umanità hanno esitato. Ma c'è qualcosa che l'esperienza spirituale attesta ripetutamente: anche l'ombra più densa può diventare, per chi la attraversa con coscienza, occasione di maturazione morale.
Le antiche tradizioni gnostiche, con il loro linguaggio simbolico su arconti e veli, e l'agiografia cristiana, colma di santi che descrivono notti oscure dell'anima, indicano uno schema simile: è spesso nell'attraversamento della prova — non nella sua ricerca volontaria, che sarebbe imprudenza — che l'anima scopre risorse interiori fino a quel momento assopite. Il male non viene invitato né celebrato; ma quando sorge, inevitabile com'è in ogni esistenza incarnata, può essere metabolizzato dalla coscienza come materia prima di crescita, mai come giustificazione per la sua perpetuazione.
L'etica come bussola tra i sentieri
Se il bene e il male sono sentieri possibili per l'anima, l'etica è la bussola che orienta la scelta tra di essi — non come imposizione esterna e arbitraria, ma come scoperta progressiva di ciò che veramente promuove la vita, la dignità e la giustizia. La filosofia morale, da Aristotele ai giorni nostri, ha tentato di sistematizzare criteri: la virtù come equilibrio, il dovere come imperativo razionale, la conseguenza come misura di bontà. Nessuna di queste scuole esaurisce il problema, ma tutte testimoniano lo sforzo umano di rendere intelligibile ciò che, in ultima istanza, è anche un richiamo del cuore.
Per lo studente della tradizione ermetica e massonica, l'etica non è astrazione da gabinetto, ma lavoro sulla pietra bruta di se stesso. Ogni virtù coltivata — la temperanza, la giustizia, la fortezza, la prudenza — rappresenta un colpo di scalpello contro gli spigoli dell'egoismo. Questo lavoro non mira ad alcun potere sugli altri, né a vantaggio materiale; mira, soltanto, a rendere l'uomo e la donna più capaci di servire, di amare e di comprendere. La carità, in questo senso, non è sentimentalismo, ma il criterio più alto con cui si può discernere tra un sentiero e l'altro.
La riconciliazione simbolica degli opposti
Molte tradizioni esoteriche rappresentano la totalità dell'anima umana attraverso simboli che uniscono i contrari: il pavimento mosaico nero e bianco delle loggie massoniche, lo yin e yang del taoismo, le colonne Jakin e Boaz del tempio salomonico. Questi simboli non insegnano che il bene e il male siano equivalenti o intercambiabili, ma che la coscienza piena richiede il riconoscimento di entrambe le possibilità come parte della condizione umana, affinché, deliberatamente e con discernimento, si scelga il sentiero della luce.
L'anima che matura non è quella che non ha mai conosciuto l'ombra, ma quella che, avendola conosciuta, ha scelto ripetutamente il bene — non per assenza di tentazione, ma per vittoria su di essa. Questo processo, lento e spesso doloroso, è ciò che le tradizioni chiamano purificazione, illuminazione, o semplicemente maturazione spirituale. Non esistono scorciatoie garantite, né formule magiche che dispensino dallo sforzo personale e dalla vigilanza costante; esiste soltanto l'invito perenne a camminare, con umiltà, nella direzione di ciò che eleva e dignifica la vita — la propria e quella altrui — verso un mondo più giusto e meno diseguale.
Eisenheim
Più letti
- 1Il Tempio Interiore: la Costruzione dell'Essere
- 2La Pietra Bruta e il Tempio Interiore: Note sul Simbolismo Massonico
- 3Sophia, il Demiurgo e la Caduta: Mito e Senso nello Gnosticismo
- 4Le Quattro Facce del Mondo: Terra, Acqua, Aria e Fuoco nella Tradizione Magica Occidentale
- 5La Qliphoth e l'Albero della Morte: dall'ombra cabalistica alla responsabilità dello studente
- 6Lo Specchio del Mondo: Sul Principio Ermetico dell'Alto e del Basso
- 1Il Tempio Interiore: la Costruzione dell'Essere
- 2Le Quattro Facce del Mondo: Terra, Acqua, Aria e Fuoco nella Tradizione Magica Occidentale
- 3Sophia, il Demiurgo e la Caduta: Mito e Senso nello Gnosticismo
- 4Fede e Ragione: Alleate o Avversarie?
- 5I Settantadue Nomi di Dio: Storia e Significato
- 6La Pietra Bruta e il Tempio Interiore: Note sul Simbolismo Massonico
- Ancora nessuna lettura registrata.