
Vehuiah
La Fiamma del Ricominciare
Quando la forza di volontà smette di servire la volontà di Dio e diventa l’ostinazione che vuole soltanto la propria?
In un’alba su un campo ancora da seminare, Eisenheim si siede davanti a Vehuiah, il primo dei settantadue Angeli della Cabala, custode della volontà e della forza di ricominciare. Non viene a chiedere slancio, né il potere di vincere la propria inerzia. Viene a porre una sola domanda, e porta dietro di essa la vita intera: dove, in me, la volontà ha smesso di servire ed è diventata soltanto ostinazione?
Dall’incontro nasce una lunga contemplazione sulla virtù più elementare e più tradita di tutte — l’energia degli inizi — e sulle quattro ombre che la imitano alla perfezione. L’ostinazione, che si traveste da fedeltà e nasce nell’istante in cui smettiamo di amare il fine per amare la nostra posizione davanti a esso. L’impulsività, che è paura con le gambe, e agisce in fretta non perché abbia già visto, ma per non dover vedere. Gli inizi senza fine, che vivono di anticipi, perché l’inizio dà tutto ciò che darebbe la fine e non esige nulla. E la più grave di tutte, lo slancio che prende in prestito il nome di Dio — grave proprio perché sincero, poiché non c’è errore più difficile da guarire di un errore che prega.
Vehuiah risponde come intelligenza luminosa, serva di ELOHIM: dice soltanto la verità, rifiuta ogni adorazione e restituisce ogni onore alla Fonte. Insegna a distinguere l’ardore che viene dall’Alto da quello che viene soltanto dall’io, a perseverare in ciò che si comincia, e ad arrendere la propria volontà — non a spegnerla, ma a possederla intera e a volgerla verso un altro nord. Perché la volontà che torna ad ardere servendo non è una fiamma più grande: è la stessa fiamma, rivolta da un’altra parte.
Un’opera letteraria, simbolica e iniziatica. Qui non vi è evocazione, rito, sigillo, salmo operativo né formula — nessuna risposta dell’angelo va letta come metodo da applicare. L’angelo non è da venerare né da evocare: la riverenza appartiene a Dio, e l’angelo è messaggero, non destinazione. Uno specchio fedele, per chi vuole imparare a vivere la volontà in verità.
Libro I della collana «Shemhamphorash — Interviste con i Settantadue Angeli della Cabala».
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