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Sitael: L’Edificatore
Volume III · Shemhamphorash

Sitael

L’Edificatore

Fa parte della serie Shemhamphorash — Settantadue volumi — uno per ciascun Angelo della Cabala.

Quando edificare smette di servire il bene e comincia a innalzare monumenti al proprio ego?

In un cantiere di tempio aperto sulla roccia viva all’alba, con le prime pietre squadrate che salgono e il filo a piombo ancora sospeso, Eisenheim si siede davanti a Sitael, il terzo dei settantadue Angeli della Cabala, custode dell’edificazione e della nobiltà d’animo. Non viene a chiedere grandezza, né un’opera, né che il suo nome rimanga. Viene a porre una sola domanda, e porta dietro di essa tutto ciò che ha innalzato per essere visto: dove, in me, costruire ha smesso di servire il bene ed è diventato monumento al mio stesso ego?

Dall’incontro nasce una lunga contemplazione sulla virtù che fonda città e anime — la forza di edificare il bene — e sulle quattro ombre che la imitano alla perfezione. La vanità della grandezza, che costruisce per essere ricordata e misura l’opera dalla grandezza dell’ombra che proietta. La superbia, che non si china davanti a nessuno e chiama forza ciò che è soltanto incapacità di servire. La costruzione sulla sabbia, che innalza in fretta e in alto senza scendere al fondamento, e fonda imperi su ciò che non regge. E la più intima di tutte, il monumento all’io, l’opera che comincia da Dio e finisce con il nome dell’operaio scritto nella pietra.

Sitael risponde come intelligenza luminosa, serva di ELOHIM: dice soltanto la verità, rifiuta ogni adorazione e restituisce ogni onore alla Fonte. Insegna che costruire non è il nemico — Dio è il primo costruttore —, ma che ogni opera vera scende prima alla roccia, si innalza su un fondamento che non si vede, e torna purificata a Colui dal quale ogni opera procede. Perché la mano che torna a edificare in verità non innalza nulla di più grande: innalza la stessa pietra, su un altro fondamento.

Un’opera letteraria, simbolica e iniziatica. Qui non vi è evocazione, rito, sigillo, salmo operativo né formula — nessuna risposta dell’angelo va letta come metodo da applicare. L’angelo non è da venerare né da evocare: la riverenza appartiene a Dio, e l’angelo è messaggero, non destinazione. Uno specchio fedele, per chi vuole imparare a edificare in verità.

Libro III della collana «Shemhamphorash — Interviste con i Settantadue Angeli della Cabala».

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