
L'Evocatore — Libro I
Il Cerchio Spezzato
C'era un tempo in cui gli uomini sapevano pronunciare i Nomi, e la terra tremava a udirli.
C'era un tempo in cui gli uomini sapevano pronunciare i Nomi, e la terra tremava a udirli. Quel tempo non è finito — si è soltanto ritirato negli ultimi piani di poche case alte, dove restano ancora coloro che ricordano come si fa. In cima a una di esse vive il più grande di tutti: Frater Eisenheim, il più grande evocatore vivente, maestro dei settantadue spiriti della Goecia — i re, i duchi, i principi e i marchesi dell'Ars Goetia —, signore di un sapere che nessun uomo del suo tempo avrebbe mai più raccolto. Trent'anni a chiamare, interrogare, annotare e congedare; intere scaffalature di quaderni che cartografano l'altro lato del velo parola per parola. E una sola regola sotto tutte le altre, la regola che il Cerchio inciso nel pavimento esiste per garantire: l'evocatore chiama, ma non va; si affaccia sul pozzo, ma non cade. Resta da questa parte. Sempre da questa parte.
Questo è il primo romanzo di Frater Eisenheim — non un manuale, ma una storia: la storia di come il più grande di tutti cadde. Perché un uomo non cade per ciò che teme, da ciò che teme fugge; cade per ciò che ama, quando ciò che ama gli viene tolto, e il buco che resta ha esattamente la forma di ciò che ha perduto. Il vecchio Reb Zalman lo aveva avvertito in due promesse — non scendere mai dall'altra parte in cerca di chi la morte si è portato via; e non restare solo con l'arte, procurati un'ancora che ti tiri verso il mondo dei vivi. Eisenheim mantenne entrambe. Si procurò l'ancora più luminosa che un uomo possa avere, e il suo nome era Lalá — la donna che gli insegnò, in un caffè, a causa di un uccello, l'unica cosa che la sua arte di legare e sciogliere le potenze non gli aveva mai dato: che vi sono cose che si salvano solo lasciandole andare. E fu per averla avuta, e amata, e perduta, che si aprì in lui il buco dalla forma esatta di una persona — il buco che quelli di sotto riempiono.
Perché c'è un re potente, dall'altro lato del velo, che non getta la lenza a caso. È un pescatore che studia il fiume per anni, che conosce ogni pesce per nome, che sa quale di essi porta un vecchio amo già conficcato e non ancora tirato — e che ha tutto il tempo del mondo. Quando la vedova di un ritratto bussa alla porta e chiede «se parli con loro, allora loro sanno», Eisenheim serba, senza volerlo, la domanda che per trent'anni non si era mai posto. E il Cerchio che il maestro gli aveva insegnato a tracciare — non per proteggerlo dalle potenze che chiama, ma per proteggerlo da se stesso, dall'ora in cui egli stesso avrebbe voluto uscire — comincia, in quella notte comune, molto prima del passo falso, a spezzarsi.
Il Cerchio Spezzato accompagna la discesa di Eisenheim nel regno dei settantadue spiriti: la traversata della soglia e della città dei cocci, l'incontro con un uomo fatto di pietra che cadde prima di lui per non aver saputo lasciar andare, la compagnia improbabile di un coccio senza nome che diventa guida e amico, e la lezione terribile del fiume nero, che porta via ciò che è sciolto e lascia ciò che è custodito — che lasciar andare l'inseguimento dell'amata non è perdere l'amata; che rinunciare alla speranza rivolta verso l'esterno non è rinunciare all'amore; che il fiume porta via ciò che si insegue e lascia ciò che si ama, e sono cose diverse. È un romanzo di occultismo e di lutto, sui nomi che legano e i nomi che sciolgono, sulla fame che le potenze hanno della nostra mancanza, e sull'unica evocazione onesta che ci resta: ricordare.
Primo libro della serie L'Evocatore (il secondo in preparazione). La storia chiude questo volume senza chiuderlo — come un cerchio spezzato, che per definizione è un cerchio che non si è ancora chiuso —, sulla soglia del regno della musica, davanti a un re magnifico che offre, a buon mercato e immediata, la risposta a tutta la ricerca. Ciò che Eisenheim risponde è la materia del Libro II.
Abbonati per leggereLettura protetta da abbonamento. Formato digitale (e-book).